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VINCITORE ASSOLUTO - Opera premiata

Concorso Letterario Internazionale
"Versi & Prosa"
IV Edizione 2010

 

VINCITORE ASSOLUTO - Opera premiata

“L'ora di Itagliano”Arturo Bernava (Chieti) 

Ho mal di testa. Quelli della "Quinta A" hanno preteso un incontro-dibattito dal titolo: "Da D\'Annunzio a Tinto Brass: l\'evoluzione del piacere"; a volte fare l\'insegnante di lettere in un Istituto superiore italiano può essere molto faticoso, a prescindere dalle ore da cinquanta minuti. Adesso ho un\'ora in "Quarta B". Devo riportare i compiti svolti la settimana scorsa: sommando i voti che i venti componenti della classe hanno ottenuto non si arriva a cento, ma loro sono stoicamente convinti che riusciranno ad essere promossi. Il mio mal di testa aumenta.
Entro in aula e la maggior parte degli alunni mi attende sulla porta, come se l\'aria nella stanza si fosse rarefatta e concentrata davanti all\'uscio. Vanno al loro posto con una lentezza esasperante, formando una processione che mi ricorda una carovana tuareg nel deserto, solo che loro non sono i tuareg, bensì i cammelli: stessa andatura dinoccolata, stesso ruminare, stessi versi gutturali dei simpatici animali, perché indubbiamente lo sono. Simpatici intendo dire.
"Prssò, eia rpurtat i compt". La essemmesseite ha colpito non solo la lingua scritta, ma anche quella parlata, per cui sono diventato da "professore" un misero "prssò". L\'autore della domanda è Luciani ed è interessato al voto del compito perché la madre lo nutre sulla base dei risultati scolastici: voti superiori a cinque si mangia, inferiori si digiuna. Luciani (un metro e novanta per centoventi chili) nemmeno oggi mangerà. Il mio mal di testa aumenta ulteriormente.
Senza fare tanti preamboli, li informo subito che il compito è andato male. Eppure il titolo del tema sembrava interessante: "Signora musica come si sente? Dica MP3". Gli alunni, appena dettato il titolo, in effetti mi avevano guardato come se avessi parlato in russo, ma poi si erano messi a lavorare con impegno, facendomi pensare di aver centrato (una volta tanto) un argomento che potesse interessarli. Ma era andata male, così come era andata male quella volta che avevo dato loro un compito sui nuovi linguaggi mediatici. La già citata essemmesseite l\'aveva fatta da padrona e quando avevo segnato in blu un "che" scritto "ke" ed un "non" scritto "nn", si era quasi sfiorata la rivoluzione francese.
Un alunno alza la mano per fare una domanda: "Prssò, senta, scusa". Faccio finta di inorridire: "Mulani, ma da quando mi dai del tu?" "No prssò, che ne so io... io volevo fare l\'astinenza".
Faccio fatica a capire cosa intenda Mulani con astinenza, ma poi anni e anni di insegnamento mi aiutano nella traduzione: "Mulani, a parte il fatto che si dice assonanza, in questo caso non serve / \'astinenza, come dici tu, bastava parlare in italiano usando la i".
Mulani mi guarda come se avessi spiegato la formula della bomba H, poi improvvisamente si illumina e ricomincia a parlare: "Prssò. Scusi", tiro un sospiro di sollievo, "Senti". Il mio mal di testa arriva a livelli di guardia.
La domanda di Mulani viene giudicata inammissibile e rimandata a data da destinarsi. Riconsegno i compiti cercando di non guardare l\'espressione dei loro volti. Luciani tiene il foglio sul petto senza avere il coraggio di guardarlo, come un giocatore di poker che legge le proprie carte davanti ad un piatto milionario.
Finisco il giro e sento un tonfo in fondo all\'aula: è la testa del povero Luciani "caduta" sul banco: il pokerista ha scoperto le sue carte... il piatto piange.
"Sentite ragazzi", cerco di volgere la cosa il più positivamente possibile, "vorrei che Calmieri leggesse il proprio tema per farvi capire che forse anche per voi c\'è ancora speranza". Mauro Calmieri non è il più bravo della classe, anzi, ha sempre galleggiato sul quattro tendente al cinque; eppure stavolta ha preso nove.
Calmieri si alza timidamente e viene alla cattedra; con un filo di voce mi informa che non se la sente di leggere il tema, così lo faccio io per lui.
Si comincia quasi in sordina, descrivendo gli effetti benefici della musica sul morale delle persone, poi si prende una piega triste, ma non tragica; è incredibile quanto poco noi insegnanti conosciamo i nostri ragazzi: Mauro ha perso la madre l\'estate scorsa, ma noi non l\'abbiamo saputo. "Cara musica, io lo so che lei non si sente tanto bene, malgrado le nuove tecnologie riescano a riprodurre un suono quasi perfetto. Eppure alla mia mamma piaceva ascoltarLa con un vecchio giradischi, con il vinile che frusciava come in un film in bianco e nero. Quel fruscio che riproduceva le canzoni di Baglioni e dei Dire Straits le ha fatto compagnia sino alla fine, entrando a far parte dei miei ricordi più cari. Alle volte la notte, quando non riesco a dormire, lo sento grattare dolcemente dentro la mia testa e non riesco a capire se è il fruscio del disco o la voce della mia piccola mamma che non ce la faceva più a parlare, eppure volle dirmi sino all\'ultimo quanto mi amava. Cara musica, io lo so che Lei è molto impegnata e non si sente tanto bene, ma se ha un attimo, per favore, faccia un salto in Paradiso e mi saluti la mia mamma".
In quel momento suona la campanella, ma nessuno si muove. Alzo lo sguardo sulla classe: più di un volto è rigato e tutti guardano Mauro Calmieri che a sua volta ha lo sguardo perso nei propri ricordi, nei propri fruscii. Passano ancora alcuni secondi in un silenzio irreale, poi, all\'unisono, esplode un applauso dal profondo dei loro cuori ed io mi unisco a loro. Il mio mal di testa è passato.