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POESIA ITALIANA - Opere premiate

Concorso Letterario Internazionale
"Versi & Prosa"
IV Edizione 2010

 

POESIA ITALIANA - Opere premiate
 

“Prima lettera dal porto”Alessandro Bertolino (Torino)


Avreste dovuto vedere il bastimento:
mano d’acciaio, viti, bulloni e sogni
rimpicciolire all’ombra della statua.

Avreste dovuto sentire cantare i gabbiani,
la sirena e il violino di zi’ Toni
mentre in coperta

tra lacrime senza più sale
e sorrisi a denti alterni
ballavano la moglie e i figli

e tutte le mogli e tutti i figli
baciati finalmente dalla brezza,
ora carezza, del nuovo mondo.

Qua, dove preghiere
di vostre notti insonni hanno
condotto la prora e sussurrato

la meta agli angeli del mare,
delfini, che ancora giocano
nel loro tornare all’orizzonte,

vi chiedo, madre,
di perdonare, se potete,
questa fuga.

Vedrete, viaggeranno
su carta migliore
le parole di domani.

Sentirete risuonare, leggendole,
quasi vi fosse vita in esse,
l’amata melodia d’una canzone

che un dì foste la prima,
al di là di questo mare, esausta,
senza più traccia di dolore alcuno,

ad ascoltare.

 


"L’ultimo desiderio" - Francesco Fattorini (Bagno a Ripoli – Firenze)


Una preghiera, Vostro Onore,
solo una promessa, la vostra parola,
una parola diversa dalla mia
che ormai vale un’ostrica vuota.
Solo un piccolo favore, per un condannato
che non vedrà la luna piena.
C’è una strada bianca, fra gli ulivi,
che sale al promontorio.
Che scavino una buca, lassù, verso il mare,
e ci gettino il mio corpo, domani.
Niente bara, e solo i panni che ho indosso.
Noi assassini siamo fatti di creta
e dopo un po’ non resterà più niente.
Io, invece, vedrò le navi bianche,
e i lampi, e le tempeste salate di mare,
e la notte, il girotondo delle stelle.
E alla fine del tempo, se c’è un Dio,
lo vedrò arrivare dall’ultimo tramonto.
Sono sicuro, Vostro Onore, che verrà di là.
E mi dirà che la differenza
tra vittima e assassino, quel giorno,
fu solo la rapidità, l’unica colpa.
E se, invece, un Dio non c’è,
allora rimarrò per sempre creta.

 


"Straniero" - Salvatore D’Aprano (Montreal - Canada)


Erro,
eterno straniero
tra l’oceanica calca
e malgrado l’incessante
brulichio umano
dell’ora di punta
ho la sensazione di trovarmi
in una deserta necropoli
dove il dolore cavalca
uno stallone nero.
È impigliata
nella ragnatela del fato
la mia vita d’esule.
Cerco disperatamente
una mano amica
in questa terra non mia,
ma il mio accorato grido
si perde nel labirinto
del disamore.
Sarò sempre straniero.
E continuo ad errare
in questo doloroso angiporto
tra sguardi biechi,
incatenato.